I giocatori più violenti mai esistiti

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Esiste una faccia del calcio, di questo meraviglioso e imprevedibile sport che noi tutti amiamo, lontana dallo stupore mistico per il gesto tecnico immaginifico, dall’esaltazione febbrile per il gol all’ultimo minuto o dalla contemplazione senza parole per il talento celestiale.

Esiste il lato oscuro e maschio di questa candida luna, abitato da creature spaventose armate di rabbia, muscoli e tacchetti, che si nutrono esclusivamente di caviglie, legamenti e sangue. Signore e signori, ecco a voi i calciatori più violenti mai esistiti.

Vincent Peter “Vinnie” Jones.


Storico centrocampista di Wimbledon, Leeds, Sheffield United, Chelsea a QPR, Vinnie Jones è uno delle figure più iconiche del calcio inglese a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90. Detiene il record per il cartellino rosso più veloce della storia del calcio, uno dei dodici che gli sono stati sventolati in faccia, ottenuto dopo soli tre eroici secondi di gioco.

Non vi basta? Nel 1988 venne immortalato mentre si interessava un po’ troppo da vicino dei testicoli di Paul Gascoigne e, nello stesso anno, con un intervento non proprio educatissimo causò un infortunio terrificante a Gary Stevens, dal quale il difensore del Tottenham non si riprese mai del tutto. La sua fama è indissolubilmente legata a Soccer’s Hard Men: settantotto minuti di botte da orbi, presentati e commentati dallo stesso Jones, in cui si mostra il lato meno gentile del calcio e in cui si dispensano consigli su come diventare degli uomini duri. Ottenne fiumi di critiche, ventimila sterline di multa e sei mesi di squalifica dalla Football Association: un capolavoro.

Norbert Peter “Nobby” Stiles

Nobby Stiles è uno degli esempi di come il talento, nel calcio, possa non essere tutto. Fortemente miope e senza diversi denti persi da bambino in seguito a una violenta caduta, grazie al suo temperamento e al suo gioco rude riuscì prima a laurearsi campione nel mondiale casalingo del 1966 e poi, insieme a George Best e a Matt Busby, portò il Manchester United sul tetto d’Europa nel 1968.

Viene considerato come uno dei pionieri della cattiveria su un campo di calcio, un infaticabile anti divo della working class, il prototipo del mediano irriducibile. Diverse le sue vittime. Ricordiamo, nel mondiale del ‘66, il calcione rifilato al francese Jacques Simon nella fase a gironi e la magistrale marcatura su Eusebio nella semifinale che permise agli inglesi di approdare alla finale. Uno di quei personaggi imprescindibili nella storia del calcio, per certi versi addirittura romantico, per altri, vedi foto allegata, molto meno.

Roy Maurice Keane

Forse basterebbe la corona di recordman per numero di espulsioni in Premier League (13) a far entrare questo irlandese di diritto nell’Olimpo dei violenti e nei nostri cuori, ma questa semplice statistica rischierebbe di appiattire il personaggio, che di piatto, miei cari, ha davvero poco.

Ex capitano del Manchester United, dotato di coraggio da vendere e leadership straripante, Roy Keane viene ricordato per essere uno dei guerrieri più scontrosi mai scesi su un campo di calcio. Tanti nemici nel corso della carriera, tantissimi. Sono storici gli scambi di opinioni verbali e non con la sua nemesi preferita, il francese Patrick Vieira, ex capitano dell’Arsenal wengeriano a cavallo tra i due millenni. Nel 2005, una di queste terminò anche in una rissa nel tunnel di Highbury, il vecchio e storico stadio dei Gunners.

Ma Roy Keane diede il meglio di sé in uno United-City dell’aprile 2001. Breve premessa: l’irlandese, nel settembre del 1997, in una partita contro il Leeds, si procura un grave infortunio in seguito a un contrasto con Alf-Hige Haaland (sì, il padre di quel Haaland), che lo accusa in maniera evidente e insistita di simulare. Keane esce dal campo con i legamenti rotti, e per quattro lunghi anni coverà la sua vendetta. Non sfrutta la prima occasione utile e nemmeno la seconda. Aspetta e aspetta fino alla fine di quel derby, poi gli inchioda i tacchetti nel ginocchio. Nella sua biografia scriverà: «Avevo aspettato abbastanza. L’ho colpito dannatamente forte. La palla era là (credo). Beccati questo, stronzo. E non provare mai più a ghignarmi in faccia che sto simulando un infortunio.» Giù il cappello.

Joseph Anthony “Joey” Barton

Altro mediano britannico dal temperamento estremamente violento è stato Joey Barton. Nato in un sobborgo di Liverpool e cresciuto nelle giovanili del Manchester City fa il suo esordio in Premier League proprio con i Citizens nel 2003. Barton si distingue sin da subito per essere un centrocampista dalle buone doti sia offensive sia difensive, votato anche come miglior giovane dai suoi tifosi. Poi, il declino. Di episodi da raccontare ce ne sarebbero anche troppi. Se in campo vanta un numero impressionante di cartellini gialli e rossi, è fuori dal terreno di gioco che Barton ha sempre dato il meglio di sé. Proviamo a ricordarne qualcuno.

Joey Barton con la maglia del West Ham durante una partita di Premier

Nel 2004, appena ventiduenne, viene sospeso dal City per aver spento un sigaro nell’occhio di Jamie Tandy, un giocatore delle giovanili, durante la festa di Natale. Nel 2005, durante un incontro di pre-season in Thailandia, Barton prende a sberle un tifoso quindicenne dell’Everton che lo aveva provocato. Se non ci fosse stato Richard Dunne a placcarlo, non sappiamo cosa sarebbe successo. Nemmeno i compagni di squadra sono al sicuro, chiedere a Ousmane Dabo per eventuali informazioni. Sempre che si ricordi qualcosa di quando Barton l’ha aggredito e gli ha fatto perdere conoscenza durante un allenamento. Tra le tante multe e squalifiche, l’ultima è quella del 2017, quando la FA lo condanna a diciotto mesi e a trentamile sterline per aver violato il regolamento sulle scommesse. Una puntata da niente, giusto? No, ben milleduecentosessanta.

Pasquale Bruno

Per concludere, un po’ di orgoglio italiano. Leccese, classe ‘62, Pasquale Bruno fa l’esordio con la squadra della sua città nel 1979, in serie B. Passa al Como, dove guadagna la promozione in serie A e comincia a farsi conoscere. La Juventus lo acquista nell’estate del 1987 ed è qui che si guadagna il soprannome che si porterà dietro per tutta la vita: O’ Animale. La causa è certamente legata al suo modo rude di giocare, ma anche all’omonimia con Pasquale Barra, ex pentito di camorra famoso per l’efferatezza dei suoi delitti.

Pasquale Bruno con la maglia del Torino durante un'azione di gioco

Di lui si ricorda la Coppa Uefa vinta con i bianconeri nel 1987, la doppia espulsione con un giovane Roberto Baggio e il passaggio al Torino. Proprio con la maglia granata e proprio in un derby contro la Juventus, Bruno viene ammonito per la seconda volta al 16’ del primo tempo in seguito a una brutta gomitata a Casiraghi. Il nostro eroe perde la testa, viene contenuto in qualche modo dai membri della panchina granata, ma la reazione isterica gli causa otto giornate di squalifica, poi ridotte a cinque. Sono ben nove, invece, i punti di sutura necessari per ricucire la gamba di Raducioiu, attaccante romeno del Brescia che passò un pomeriggio complicato nel febbraio 1993. Quando la sua carriera finì, Bruno poté vantare un palmares discreto, arricchito da decine di giornate di squalifica e centinaia di milioni di lire di multe.

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