I dieci peggior attaccanti di sempre in serie A

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Estate 1980, 40 anni fa. L’Italia del calcio apre le frontiere e consente finalmente alle società di riaprire le porte ai giocatori stranieri, sovvertendo la decisione presa nel 1966, dopo la clamorosa sconfitta contro la Corea del Sud al Mondiale d’Inghilterra (per la quale il ct Fabbri venne accolto al rientro da un fitto lancio di pomodori che nemmeno Ventura).

Arrivarono Falcao, Brady, Bertoni, Proaska, Krol e Juary. Ma anche tale Luis Silvio Danuello, portato in Italia dalla Pistoiese, visionato a Rio de Janeiro dall’allenatore in seconda Giuseppe Malvasi. Lo strappa al Ponte Preta per 170 milioni di lire, ed è forse lui il primo bidone della storia del calcio italiano.

Un disastro vero e proprio, perché Danuello era un’ala leggerina impiegata da centravanti: in 6 presenze non riuscì a segnare, venendo preso in giro dai tifosi avversari e dalla stampa. Scappato in Brasile dopo una sola stagione, di lui si disse che si fosse messo a vendere gelati a Pistoia e che si fosse dato al cinema porno.

L’operazione Danuello, epilogo a parte, ha ispirato la figura di Aristoteles ne ‘L’allenatore del pallone’.

Ma gli eredi di Danuello sono molti, moltissimi altri. Ne abbiamo scelti 10.

10 JOSE’ LUIS CALDERO: IL BIDONE AI PIEDI DEL VESUVIO

Calderon a inizio partita con la maglia del Napoli

“Sono venuto a Napoli per fare gol: ne farò più di Angelillo”, che di reti ne aveva segnate 33 col Milan. Risultato: 6 presenze, lentezza incredibile, mira scarsa, zero gol e Napoli retrocesso.

Uno dei più grandi bidoni visti al San Paolo: presentato come uno degli acquisti più prestigiosi della storia del club (7,5 miliardi spesi nel 1997, poco più della metà della cifra spesa per Maradona), sarebbe dovuto essere il nuovo Batistuta. Per Luigi Pavarese, il ds, “è il nostro più importante investimento”: non trovò spazio con Mutti, Mazzone o Galeone, venne ceduto all’Independiente, rispedito all’estimatore Menotti. L’ex ct argentino disse di lui: “Attaccanti mancini come Caldero ce ne sono pochi in giro”. Per fortuna.

9 JOHAN VONLHANTEN: IL RAGAZZO DELLA FORESTA

A 16 anni debutta nella massima serie svizzera, a 18 gioca i suoi primi minuti con la nazionale maggiore. Detiene il record di giocatore più giovane ad aver segnato in un Europeo quello del 2004, contro la Francia, scucendolo a Rooney. Nel Psv non trova comunque spazio, così chiede la cessione: passa al Brescia, dove fa panchina a Delvecchio, Caracciolo, Sculli e persino a Nygaard.

Gioca 9 spezzoni, non segna nemmeno un gol. Il Brescia retrocede in Serie B e lui si trasferisce al Salisburgo di Trapattoni.

Non gli bastano le 7 lingue parlate per strappare anche lì un posto da titolare. Si ritira nel 2012, a soli 26 anni, per motivi familiari e con un ginocchio problematico.

Atleta di Cristo come Legrottaglie, raccoglie i suoi beni, li regala ai poveri, prende la famiglia e va a vivere in una foresta. Dura un anno: torna a giocare nel 2013, in Svizzera, fino al 2018.

8 KAZUYOSHI MIURA: IL SAMURAI SENZA VERGOGNA
Miura in un'azione di gioco ai tempi in cui indossava la maglia del Genoa in serie a

Il primo giapponese nella storia della Serie A risponde al nome di Kazuyoshi Miura, portato in Italia nel 1994 dal presidente del Genoa, Spinelli. In Giappone era un idolo, al Ferraris un bidone. Arrivato in prestito per un anno, il suo ingaggio venne pagato da sponsor asiatici.

All’esordio si rompe la faccia in uno scontro con Franco Baresi: 21 presenze totali e un solo gol, addirittura nel derby, vinto comunque dalla Sampdoria.

Oggi ha 53 anni e gioca ancora nello Yokohama: è il professionista più anziano nella storia del calcio. Negli ultimi 15 anni ha segnato 29 gol.

7 SEBASTIAN PASCUAL RAMBERT: IL PRIMO ACQUISTO DELL’ERA MORATTI
Rambert e Javier Zanetti vengono presentati all'Inter

Massimo Moratti inizia la sua avventura da presidente dell’Inter nell’estate del 1995 e lo fa presentando ai tifosi due calciatori. Uno è un ragazzino, Javier Zanetti. L’altro è l’acquisto di punta, l’attaccante Sebastian Pascual Rambert. Sivori lo aveva consigliato alla Juventus, a dimostrazione che anche i campioni sbagliano.

Alla fine non debutta nemmeno in campionato, gioca solo una gara di Coppa Italia e un primo turno di Coppa Uefa a San Siro contro il Lugano, che sancisce la clamorosa eliminazione dei neroazzurri. Dopo pochi mesi, a ottobre, Moratti lo cede al Saragozza. Lascia prematuramente il calcio nel 2003 e si butta in politica, diventando sottosegretario allo Sport di Quilmes: la decisione migliore della carriera.

6 IAN RUSH: MAI DIRE BOMBER

Ian Rush è stato uno dei giocatori più bersagliati da Mai dire gol. Arrivato in Italia nel 1987 dopo aver segnato tantissimo in Premier League, in Serie A non incide. Pagato 7 miliardi di lire, si ricorda per ritardi, infortuni, errori sotto porta e una grande spavalderia: “Voglio vincere tutto”, disse nel suo primo giorno bianconero.

Ian Rush sconfortato durante una partita con la maglia della Juventus

Il gallese tornò al Liverpool dopo una sola stagione: 7 gol in 29 presenze. Fiasco completo, la Juventus rischiò addirittura di non qualificarsi alla Coppa Uefa. Nel 2019 si è fidanzato ufficialmente con la modella e cantante irlandese, Carol Anthony: hanno 22 anni di differenza. Meglio delle due Coppe dei Campioni portate a casa col Liverpool.

5 GUSTAVO JAVIER BARTELT: UN GOL IN QUATTRO ANNI

Assistito dall’ex procuratore di Maradona, Bartelt arriva alla Roma dal Lanus per 13 miliardi, vincendo la concorrenza di Trezeguet. Capelli lunghi alla Caniggia, sceglie la maglia numero 9, quella lasciata da Abel Balbo.

L’esordio è datato 12 settembre 1998, contro la Salernitana: è l’unica gara da titolare, ma basta per convincere Zeman a non rispedirlo mai più in campo dal 1’. Alla fine giocherà 12 spezzoni, chiuso da Totti, Paulo Sergio, Delvecchio e Montella.

Lascia a gennaio 2000, direzione Aston Villa, per poi andare al Rayo Vallecano: 12 partite e 1 gol, primo e unico della sua carriera in Europa, dal 1998 al 2002. A fine stagione va via dalla Spagna per i problemi giudiziari legati allo scandalo passaporti, rimanendo fermo due anni, il primo ancora sotto contratto coi giallorossi.

4 JOSE’ MARI: DA BIDONE A BODY BUILDER
Jose Mauri con la maglia del Milan in un'azione di gioco

Nel dicembre 1999 il botto del mercato è del Milan, che strappa all’Atletico Madrid l’attaccante José Mari. Costo dell’operazione: 40 miliardi di lire. Arriva con Sacchi in panchina, che pur di sbarazzarsene si dimette dopo 7 mesi.

In 3 anni segna 5 gol, appena quattro in più del portiere della Reggina, Massimo Taibi.

Torna quindi in Spagna, chiudendo nelle serie minori nel 2013.

Oggi, a 41 anni, fa il bodybuilder. Potreste ritrovarvelo di fronte all’ingresso di una discoteca.

3 MARIO JARDEL: DALLE STELLE ALL’ANCONA                 

Mario Jardel si presenta al Del Conero di Ancona il 18 gennaio 2004, poco prima del calcio d’inizio contro il Perugia, 18^ giornata di Serie A. La squadra presieduta da Pieroni è in grande difficoltà e quindi porta nelle Marche un centravanti dal palmares notevole, capace di vincere la Scarpa d’oro in due occasioni.

Mario Jardel con la maglia dell'Ancona durante una partita di serie A

Il problema è che Jardel arriva all’Ancona in evidente sovrappeso e in preda a crisi esistenziali dopo il divorzio. La mente è talmente offuscata che nel giorno della presentazione sbaglia curva e va a salutare i tifosi ospiti del Perugia.

Jardel, che nel frattempo viene ribattezzato Lardel, metterà insieme appena 3 presenze prima di rescindere il contratto.

La squadra, nonostante la presenza di giocatori come Pandev, Dino Baggio, Ganz e Hubner, retrocederà con appena 13 punti in 34 giornate. Nessuno ha mai fatto peggio.

2 DARKO PANCEV, IL TALENTO INCOMPRESO                   
Darko Pancev che, mani sui fianchi, resta sconsolato in mezzo al campo con la maglia dell'Inter

Forse il primo giocatore di Serie A a cui sia stato affibbiato il termine ‘bidone’. Soprannominato il Cobra, arriva in Italia portato dall’Inter per 14 miliardi. Si capisce che il suo destino non sia quello di segnare, ma di fare la fortuna della Gialappa’s. Il macedone, capace di vincere la Scarpa d’oro e di sfiorare il Pallone d’oro, segnerà appena 3 reti in tre diverse stagioni in neroazzurro.

“Non sono scarso, sono incompreso” dirà nei momenti più bui all’Inter.

1 SAADI GHEDDAFI: DALL’ANTIDOPING ALL’INTERPOL

Leggenda. Primo e unico giocatore a scendere in campo contro una società di cui è azionista (la Juventus), Saadi Gheddafi è il protagonista di una delle storie più assurde a essersi intrecciate con il calcio. Più assurda di quella di Gene Gnocchi che sfiora l’esordio in Serie A col Parma.

In 10 anni, a Gheddafi succede di tutto. Capocannoniere del campionato libico, più per compiacenza delle difese avversarie che per tecnica, convince Luciano Gaucci a portarlo a Perugia. A ottobre va in panchina contro la Reggina e non gioca nemmeno un minuto, ma viene trovato positivo all’antidoping e si becca una squalifica di tre mesi.

Il proprietario della Tamoil, azienda che detiene anche una percentuale di Roma e Triestina, esordisce il 2 maggio 2004 in un Perugia-Juventus, con gli umbri già retrocessi. Maglia 19 sulle spalle, in 13 minuti riesce solamente a fare una triangolazione con Ravanelli.

L’anno dopo, in Serie B, non gioca nemmeno un secondo. Si rivede in Serie A la stagione successiva, con l’Udinese, dove ritrova Serse Cosmi: questa volta di minuti ne colleziona 8 in un Udinese-Cagliari, riuscendo anche a tirare in porta. Il suo sinistro, però, è deviato da Chimenti.

Dunque il passaggio alla Sampdoria, grazie al rapporto tra Tamoil ed Erg: nessuna presenza ed esperienza in Serie A finita.

Durante la guerra civile libica, nel settembre 2011 fugge in Niger. Dal 2012 è ricercato pure dall’Interpol per “appropriazione indebita con l’uso della forza e intimidazione armata” quando guidava la Federcalcio libica. Catturato, nel 2014 viene estradato in Libia e processato per l’omicidio nel 2006 del calciatore Bashir al-Riani. Dello stesso anno è il video in cui Gheddafi jr. viene torturato dalle milizie islamiche. Alla fine del 2017 invece la famiglia denuncia di non essere più in contatto con Saadi, tenuto in isolamento senza la possibilità di vedere il suo avvocato.

«Era scarso, ma aveva quote del club e andava ammirato. Grazie a lui ho conosciuto mia moglie”. Parola di bomber Bothroyd, in grado di fare bella figura se affiancato a Saadi. Per dire.

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