I Migliori Attaccanti di Provincia

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Ci hanno fatto emozionare a cavallo tra anni ‘90 e nuovo millennio, ci hanno fatto esultare e impazzire, ma sopra ogni cosa ci hanno fatto sognare. Sì, perché hanno rappresentato la prova che il calcio è lo sport del popolo, un angolo di paradiso dove tutto può accadere, anche i miracoli. Sono una razza in estinzione, ormai, ma l’aura romantica che li circondava rimarrà indelebile per tutti quelli che hanno vissuto le loro imprese.

Questi sono i migliori bomber di provincia. Preparatevi a versare tante lacrime.

Cristian Rigano’

cristian rigano

 

Nato e cresciuto calcisticamente a Lipari, provincia di Messina, Riganò è ricordato come l’attaccante muratore, professione che ha svolto fino ai 25 anni e alla quale alternava gli allenamenti nelle leghe meno nobili. Poi il tentativo con il calcio vero. Prima i dilettanti con Messina e Igea Virtus, poi la C1 col Taranto, squadra con la quale sfiora la promozione in B, e nel 2002 il passaggio in C2 alla Florentia Viola, squadra nata dalle ceneri del fallimento della Fiorentina. Porta i Viola fino in serie A, e contro il Livorno, nel novembre 2004, segna anche il primo gol nella massima serie. A Firenze, però, arriva Luca Toni e la concorrenza lo spinge per un anno in prestito ad Empoli, dove vivrà una stagione poco più che anonima. Sembra la fine della favola dell’attaccante muratore. Il passaggio a titolo gratuito al Messina, nell’agosto 2006, dà inizio a una stagione storica. Saranno infatti 19 i gol in serie A per il bomber siciliano, uno più pirotecnico dell’altro. Non basteranno a salvare il Messina dalla serie B, è vero, ma dalle parti dello Stretto, uno così, passa una volta nella vita.

Riccardo Zampagna

riccardo zampagna

Che campionato, quello del 2004/2005. Quello di Cristiano Lucarelli capocannoniere con 24 reti nel suo neopromosso Livorno, quello di Sampdoria e Palermo qualificate in Europa, quello del tridente cagliaritano Langella-Suazo-Esposito e quello che, a seguito delle vicende di Calciopoli, non sarà mai assegnato.

Nel 2004 fa la sua comparsa in serie A il Messina, che ha appena riscattato Zampagna alle buste – un metodo che meriterebbe un articolo a parte – e che, insieme al suo bomber, stupirà tutti. L’esordio in serie A avviene il 16 settembre. Dopo anni di gavetta nei campionati minori ne doppio ruolo di bomber e tappezziere, Riccardo Zampagna, a 29 anni, assaggia finalmente la massima serie. Non solo: segna anche in pallonetto il decisivo gol del 4-3 per la vittoria siciliana.

La leggenda ha così inizio. Segna 12 gol in 28 partite di campionato, molti dei quali imprevedibili e spettacolari, e porta il Messina a un passo dall’Europa. Passerà poi all’Atalanta di Colantuono, prima di abbandonare quelle luci della ribalta che per qualche anno l’hanno illuminato e tornare nelle leghe minori, dove quella generosità operaia, quelle rovesciate spettacolari e quei litri di sudore sono ancora apprezzati.

Dario Hübner

Il Bisonte è probabilmente il bomber di provincia la cui iconicità ha raggiunto i livelli più alti, il cui alone di leggenda è più grande, quello che rappresenta al meglio la figura mitologica dell’attaccante che ce l’ha fatta. Anche lui inizia girando parecchio nelle serie minori tra Pievigina, Pergocrema e Fano, e trova in Cesena il terreno fertile per la prima importante scarica di gol. Qui segna 77 reti in 168 partite di B tra il 1992 e il 1997. Mentre il Cesena scende in C1, arriva la tanto agognata serie A.

Il Brescia lo arruola per il campionato 1997/1998 ed è titolare alla giornata d’esordio. Non è una giornata come tutte le altre, però. È la prima di ragazzotto brasiliano, che di nome fa Ronaldo, con la maglia dell’Inter, a San Siro per giunta. L’attesa è febbrile, ci si aspetta da un momento all’altro il colpo del Fenomeno, ma arriva lui, che dopo uno stop perfetto in area, si gira e la picchia di sinistro all’incrocio. Brescia in vantaggio. San Siro ammutolisce.

Ci vorranno due siluri fuori dalla grazia divina di Recoba – anche lui all’esordio – per far tornare la voce ai tifosi nerazzurri. Seguiranno una tripletta alla Sampdoria e un totale di 16 reti al primo campionato in A. Il Brescia purtroppo retrocede, ma la serie B è casa sua e Hübner ne segna 42 in due anni, più altri 17 al ritorno in A. Il 2001-2002 è il suo anno. Il Piacenza neopromosso lo acquista per nove miliardi, ma quando lo fa non sa che ne piazzerà 24 tra andata e ritorno.

A 35 anni diventa il più anziano capocannoniere della storia e sfiora persino la convocazione di Trapattoni per i Mondiali di Corea e Giappone.

Il tempo passa velocemente, l’età comincia a farsi sentire, persino gli eroi di provincia invecchiano, anche se non ci sembra possibile. Se ne va dalla serie A in punta di dita, come era arrivato qualche anno prima, e ritorna nelle leghe minori, dove segnerà 20 gol a stagione fino a oltre i quarant’anni.

Oggi vive  in una cascina ristrutturata a Passarera, poco fuori Crema, e possiede un bar gestito dal cognato. Indimenticato e indimenticabile, è l’unico giocatore insieme a Igor Protti – altro personaggio che meriterebbe una storia a parte – ad aver vinto la classifica dei capocannonieri in serie A, in B e in C1. Un eroe romantico, tra il fumo delle sigarette e il sibilo di un pallone in rete.

Dario hubner e Ronaldo calcio nostalgico

Il calcio contemporaneo, per come si è sviluppato, ha richiesto sempre più una preparazione impeccabile e intransigente. Giocatori e staff sono sempre più attenti alla condizione fisica, base fondamentale per far parte di questo mondo.

Questo è solo uno dei motivi per cui gente come Hübner, che alcuni giurano aver visto fumare tra primo e secondo tempo, non potrà più far parte di questo mondo. Amatissimi dalla gente, sono ciò che più si allontana dal calcio dei procuratori, degli sceicchi e dei ventenni capricciosi. Sono reperti archeologici di un mondo che non c’è più, e a cui diamo un’occhiata con nostalgia da qualche video in pessima definizione su YouTube.

Ah, sono tempi duri per i romantici, tempi molto duri.

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