Breve storia dell’Union Berlin

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Il calcio, si sa, è materia di indubbio fascino, altrimenti non sarebbe la malattia mentale più diffusa al mondo.

Al di là dei risultati, dei trofei, dei gol, è fatto di storie e personaggi a tratti romanzeschi, a tratti storici, entrati nell’immaginario comune e diventati valori fondanti di intere comunità, città e nazioni.

La storia del Fussballclub Union Berlin segue perfettamente gli alti e i bassi del ventesimo secolo, ed è una di quelle che non può non generare un sorriso o una malinconica simpatia.

La fondazione del club

L’Union nasce nel 1906 a Köpenick, una città fuori Berlino che nel 1920 viene annessa e diventa l’estremo sud orientale della capitale tedesca. La storia è tormentata da subito. Sono diverse, infatti, le fusioni, le scissioni e le ridenominazioni della squadra, che assume questo nome definitivamente solo nel 1966. Più che per grandi vittorie o giocatori leggendari, l’Union Berlin viene ricordata come la piccola squadra di Berlino est che si contrappone per anni – o almeno ci prova – alla Dinamo Berlino, la squadra ufficiale della DDR, che, controllata dal signor Mielke, fondatore della Stasi, vince una cosa come dieci campionati di seguito.

L’Union è la squadra della dissidenza e dell’anticonformismo, essere Unioner significa esprimere una netta e chiara opposizione al regime della Germania Est, e questo può essere pericoloso. Gli anni ’70 e ’80, sportivamente parlando, sono anni complicati: i derby con la Dinamo riportano punteggi tennistici, le retrocessioni si sommano, i problemi finanziari aumentano. Ma questa è una squadra che va al di là di ciò che succede sul campo o in classifica, una squadra con un’identità forte e ben definita, con ideali e valori che il calcio ha il modo di portare alla ribalta. Il risultato, in fondo, non conta così tanto.

Quando crolla il Muro, il sistema calcistico della DDR viene integrato in quello della Germania federale. Nella Berlino finalmente riunita l’Union disputa anche un’amichevole dal profumo di libertà con i cugini dell’Herta, la squadra della Berlino ovest. Al momento del rimpasto tra i due sistemi, sono poche le squadre del calcio tedesco orientale in grado di sostenere un passaggio indenne. Vengono concessi otto posti in Bundesliga e due nella 2. Bundesliga e viene creato un doppio turno di qualificazione per accedervi, ma l’Union vince solo il primo, sprofondando nel semiprofessionismo.

Gli anni ’90 sono quelli delle maggiori difficoltà economiche. La squadra arriva a un passo dal fallimento nel 1997, quando tremila tifosi si trovano davanti alla porta di Brandeburgo invocando l’intervento di qualche investitore. Clamorosamente sarà la Nike a stipulare un contratto con la squadra e a salvarla.

Addetto punteggio dello stadio dell'Union Berlino

Il momento più alto della storia recente dell’Union Berlin arriva nel 2000/2001, quando, militando in quella che da noi sarebbe la Lega Pro, raggiunge un’incredibile finale di Coppa di Germania, persa 2-0 con lo Schalke, che però la qualifica di diritto alla Coppa Uefa.

La stagione 2005/2006 ripropone, a distanza di vent’anni, una stracittadina con la Dinamo, anch’essa finita nei sobborghi più malfamati del calcio tedesco. L’Union, davanti a un pubblico record di quattordicimila persone, sconfigge i rivali storici per 8 a 0, e vendica una serie eterna di sconfitte subite negli anni più bui.

La curva dell'Union Berlino

Ad oggi, se entrate nello stadio dell’Union e non ci sono partite, il tabellone segnapunti dello stadio viene tenuto fermo su quel rotondissimo risultato, che gli Schlosserjungs – letteralmente, i fabbri ferrai – non dimenticheranno mai.

Dopo qualche anno di risultati in costante crescita, nello scorso campionato, quello 2018/2019, l’Union si classifica terzo e tanto basta per sfidare la terzultima in Bundesliga per un letale spareggio. I berlinesi passano contro lo Stoccarda e approdano per la prima volta, dopo centotredici anni di storia, in prima divisione.

Il campionato in Germania è terminato da qualche giorno e ha visto l’Union Berlin salvarsi con un paio di giornate d’anticipo. Un passaggio relativamente tranquillo nella storia di un club unico nel suo genere.

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